di Eleonora Migliavacca (Comuni Vesuviani), Lorenzo Medici (Venezia), Roberto Cucurachi (Napoli), Nicola Luciano (CoCon Internazionale)
Lo Scoutismo internazionale non vive soltanto nei grandi eventi mondiali come Jamboree e Moot. Esistono anche occasioni più raccolte, in cui il confronto tra persone provenienti da Paesi diversi diventa ancora più diretto. Winter Adventure è una di queste: alcuni giorni di formazione, vita all’aria aperta e condivisione tra scout europei, dove le attività diventano il punto di partenza per scoprire nuovi modi di vivere lo Scoutismo.
Ne abbiamo parlato con tre adulti del CNGEI che hanno preso parte all’ultima edizione.
Iniziamo dalle presentazioni. Chi siete e che ruolo avete nel CNGEI?
Lorenzo: Sono Lorenzo e sono VCR del Venezia 3.
Eleonora: Io sono Eleonora, della sezione Comuni Vesuviani, Akela del Branco Blue Rock del gruppo di Portici.
Roberto: Sono Roberto, VCG del gruppo Napoli 2.
Che cos’è stato Winter Adventure?
Roberto: È arrivato quasi per caso. Una mattina ho visto l’annuncio sul canale Telegram della CoCon Internazionale e mi sono detto: perché no? Mi sono ritrovato dentro un’esperienza di formazione pensata per sviluppare skills for life, un po’ dentro e un po’ fuori dalle coordinate dello Scoutismo che conosciamo. La parte più interessante è stata quella internazionale: ogni attività diventava anche un confronto continuo tra tradizioni, modi di fare e storie diverse.
Eleonora: È quello che ho percepito anch’io. Dal punto di vista tecnico abbiamo scoperto approcci diversi da quelli a cui siamo abituati, ma soprattutto abbiamo condiviso l’esperienza con scout provenienti da Macedonia del Nord, Croazia, Slovacchia, Serbia e Bosnia-Erzegovina. È stato bello accorgersi che persone cresciute in contesti così differenti riescono comunque a ritrovarsi negli stessi valori.
Lorenzo: Per me è stato un modo per vivere lo Scoutismo da esplo in una forma più ampia. Abbiamo parlato di primo soccorso, di progettazione europea, di come diventare educatrici migliori. Ma la cosa che rimane davvero è il confronto con le altre: ti accorgi che esistono tanti modi diversi di essere scout, tutti ugualmente autentici.
C’è un momento che porterete con voi?
Lorenzo: Io penso subito a Dino, uno scout nord-macedone. Eravamo in un gruppo composto soprattutto da serbe, nord-macedoni e croate, molto orientati alle attività sportive. Scopro che Dino è un vegan scout come me e iniziamo a parlare. È stato incredibile rendersi conto che, pur vivendo in due Paesi diversi, affrontiamo praticamente le stesse situazioni e gli stessi piccoli problemi nella vita scout. Mi ha fatto capire quanto alcune esperienze siano davvero universali.
Eleonora: Anche il ricordo che porto con più affetto nasce da un momento informale. Avevamo un pomeriggio libero e abbiamo chiesto agli altri cosa ci consigliassero di fare. Così italiani, macedoni e croati siamo andati insieme a visitare una riserva naturale di daini, poi abbiamo passeggiato in città e siamo finiti a pattinare sul ghiaccio. Non era un’attività prevista dal programma, ma forse è stato proprio quello il momento in cui ci siamo conosciuti davvero.
Roberto: Per me il momento più intenso è stato l’ultima sera. Ognuno aveva un foglio attaccato sulla schiena e tutti potevano lasciare un pensiero o una dedica. Avremmo dovuto leggerli soltanto una volta tornati a casa, ma credo che nessuno abbia resistito. Tra battute, ricordi e messaggi sinceri ho avuto la sensazione concreta di aver costruito qualcosa che sarebbe rimasto anche dopo il ritorno.
Poi, certo, c’è anche il ricordo meno profondo ma altrettanto memorabile: alcuni ragazzi macedoni hanno deciso di spezzare gli spaghetti davanti a noi italiani. Credo che quel video continuerà a circolare ancora per parecchio tempo.
Che consiglio dareste a chi sta pensando di partecipare a un’esperienza internazionale?
Eleonora: Prima di tutto tenetevi informati: le opportunità ci sono, basta andarle a cercare! E soprattutto non fatevi bloccare dalla paura di partire da soli: in pochi giorni ci si ritrova circondati da persone che condividono gli stessi valori.
Lorenzo: Sono d’accordo. Cercate attivamente queste occasioni e non preoccupatevi se partirete in gruppo oppure da sole. Sono esperienze diverse, ma entrambe valgono la pena di essere vissute.
Roberto: E preparatevi a mettervi in discussione. Ci sono migliaia di modi di vivere gli stessi valori Scout e confrontarsi con gli altri aiuta a vedere anche il proprio modo di fare con occhi nuovi. Nel peggiore dei casi tornerete a casa con uno zaino pieno di attività da riproporre nelle vostre unità. Nel migliore, tornerete con amicizie che continuano anche oltre il campo.
Winter Adventure è durato pochi giorni, ma dai racconti di Lorenzo, Eleonora e Roberto emerge un filo comune. Le tecniche imparate, le attività e la formazione sono state importanti, ma ciò che resta davvero sono gli incontri: una conversazione nata quasi per caso, un pomeriggio trascorso insieme, un foglio pieno di dediche o persino una disputa tra il culinario e il culturale sugli spaghetti. Sono questi momenti che ricordano come lo Scoutismo internazionale non sia qualcosa di distante o riservato ai grandi eventi mondiali. È, prima di tutto, l’occasione di scoprire che, pur parlando lingue diverse e vivendo realtà molto lontane, la Promessa continua a creare legami che superano ogni confine.