Sabato 25 e domenica 26 Aprile, si è tenuto il San Giorgio. Noi Rover avevamo come obiettivo per questo evento quello di trovare insieme quella che potrà diventare la tradizione ufficiale delle Compagnie della Sezione di Roma, dal momento che la romana è forse la sezione più “corposa”, in quanto gode attualmente della presenza di ben 11 gruppi frammentati dal punto di vista delle tradizioni – il che non è sempre e per forza un male.
Quest’anno, dopo un lungo anno di problemi di organizzazione e difficoltà a riunirci, la Sezione di Roma è riuscita di nuovo a rimettere in piedi quello che noi chiamiamo “Cerchio Rover”. Il Cerchio Rover nella nostra sezione è una ronda costituita da un rover proveniente da ogni compagnia di Roma, i quali si rendono disponibili per incontrarsi e discutere su argomenti o problematiche comuni a tutta la sezione, o semplicemente per organizzare i prossimi grandi eventi. Noi, rover del nuovo Cerchio, nel mese di Aprile 2026 ci siamo riuniti per contribuire a organizzare il San Giorgio.
La nostra era l’attività di apertura. Abbiamo chiesto ai giocatori di scrivere su un foglio di carta una parola che rispondesse alla domanda “Cosa è per voi la tradizione?”. Con queste parole abbiamo poi giocato ad “impostore”. Eravamo in totale otto gruppi di compagnie miste, chiamate “compagnie di formazione”, composte, quindi, da persone provenienti spesso da realtà anche molto diverse. Dopo aver fatto uscire le parole chiave con la partita ad impostore, avevamo una scaletta di domande che ci conducevano a decidere insieme la nostra piccola bozza e proposta di tradizione.
Come per la Champions, ci siamo confrontati a due a due, generando un “torneo di idee”, che aveva come esito la creazione di un gruppo sempre più grande, in cui sarebbe prevalsa la tradizione che ogni volta avesse riscontrato maggiore approvazione dai voti. Ovviamente le votazioni sono state svolte con lealtà scout: il voto era per alzata di mano, l’obiettivo non era “annientare gli altri” votando sempre e comunque la propria proposta, ma cercare, nel massimo della correttezza e durante i vari confronti, di trovare argomentazioni per cui quella tradizione potesse aggiudicarsi il titolo di vincitrice. E chissà, nel caso di un’eventuale parità, fondere in una sola le due proposte, così da ottenere un risultato conforme a entrambi i gruppi.
Giunti in finale, due idee avevano superato le fasi preliminari. Ce ne parlano Giacomo, Giulia e Alessandro.
“Colombe di passaggio”: come sappiamo l’anno scout si apre con i passaggi di branca e le partenze: gente che va, gente che viene… e non sempre riusciamo a trattenere la lacrimuccia. Per questo abbiamo pensato “quale può essere il modo migliore per dirci “arrivederci?””. La risposta che subito ci è venuta in mente, allora, è stata: “Non c’è niente di meglio che un lavoretto fai-da-te”: dunque, chi ovviamente non è impegnato in prima persona nel passaggio di branca o nella partenza, prepara un origami con la forma di una colomba, e scrive una frase di buon augurio oppure di incoraggiamento, andando a farne uno per ogni persona dell’ultimo anno. Successivamente tutti gli origami si mettono su un telo, disponendoli più al centro possibile; tenendo inizialmente unite le quattro estremità del telo, si conta fino a tre e poi insieme le si allarga allontanandosi di corsa, in modo da simulare “il volo” delle colombe. Una volta cadute, le persone dell’ultimo anno possono raccogliere le varie colombe e ringraziarne gli autori.
“La cerimonia delle fiaccole”, ovvero la tradizione vincente. È pensata per i grandi incontri ed eventi di sezione, quelli in cui ci tocca rimanere fino a tardi. Ora ve ne parleremo:
La cerimonia vera e propria inizia di sera. Le compagnie devono preparare prima di questa fatidica serata una fiaccola da poter accendere. Quest’ultima può essere sistemata e personalizzata anche nell’arco dell’anno, è importante però ricordarsela il giorno della cerimonia!
La cerimonia viene effettuata per accendere il fuoco in modo simbolico.
Ogni compagnia si deve disporre a raggio, in modo tale che un membro per gruppo abbia di fronte il membro di un’altra compa, e dietro gli altri della sua stessa allineati in modo da guardarsi tutti in faccia con il falò al centro.
Le azioni che vengono descritte dovranno essere eseguite in contemporanea per ogni compagnia: la persona più lontana dal punto fuoco, quindi all’estremità del raggio, accende la fiaccola iniziando a passarla ad ogni componente della propria Compa. In questo modo la fiaccola arriverà al membro più vicino al punto fuoco; quest’ultimo dovrà poi aspettare che anche tutte le altre compagnie arrivino a quello stesso punto, in modo tale da accendere contemporaneamente il fuoco usando tutte le fiaccole delle varie compagnie.
Tutto ciò sarà accompagnato da una canzone.
Giulia Lattanzi e Alessandro Donadio Rm 11, Giacomo Soravito Rm 5
Rubrica a cura di Anna Gentilini Cagliari 2, Leonardo Giovanni Coluccia Rm 5.