La nostra estate rover è stata un’esperienza divisa in due grandi momenti, diversi tra loro ma profondamente legati dallo stesso filo conduttore: l’incontro con l’altro e la scoperta dei propri limiti.
La prima fase si è svolta a Bologna, dove abbiamo vissuto per alcuni giorni a circa venti minuti a piedi dal centro città. Qui il nostro tempo è stato dedicato principalmente al servizio, entrando in contatto con realtà che ci hanno permesso di osservare da vicino situazioni di fragilità e di marginalità sociale.
Grazie alla collaborazione con la Caritas “Mensa della Fraternità” abbiamo avuto l’opportunità di metterci a disposizione della comunità attraverso attività concrete: il supporto nell’organizzazione degli spazi, la preparazione e distribuzione dei pasti e soprattutto la possibilità di incontrare persone con storie diverse dalle nostre. Dietro ogni volto abbiamo trovato una difficoltà, una scelta o semplicemente una parte di vita che spesso rimane invisibile agli occhi della società.
Un’altra esperienza significativa è stata la visita e il servizio presso un Centro di Cura per malati di AIDS, chiamato “Casa Padre Marella” e supportato dal CeIS (Centro Italiano Solidarietà). Entrare in questa realtà ci ha portato a confrontarci con una fragilità ancora oggi spesso accompagnata da pregiudizi e paure. Abbiamo incontrato persone che, nonostante le difficoltà della malattia e le sfide quotidiane, continuano a vivere con dignità, forza e desiderio di relazione.
È stato proprio questo l’aspetto che più ci ha colpiti: vedere il sorriso, la voglia di raccontarsi e la capacità di andare avanti nonostante situazioni complesse. Quest’esperienza ci ha ricordato quanto sia importante guardare oltre le etichette, riconoscendo prima di tutto la persona.
Questi giorni di servizio hanno quindi ampliato la nostra visuale: ci hanno fatto uscire dalla nostra quotidianità e ci hanno permesso di comprendere quanto ogni piccolo gesto possa avere un valore enorme; inoltre ci ha insegnato che aiutare non significa soltanto “fare qualcosa per qualcuno“, ma prima di tutto essere presenti. Ascoltare, condividere un momento, offrire attenzione e rispetto sono gesti semplici, ma capaci di creare un legame.
Terminata la fase bolognese, il nostro percorso è proseguito con una seconda sfida: il cammino lungo la Via degli Dei, un sentiero di circa 123 chilometri che collega Bologna e Firenze. Dopo aver incontrato la fatica degli altri, abbiamo sperimentato anche la nostra: il caldo, la stanchezza e un infortunio ci hanno messo alla prova, ma non hanno spezzato la nostra volontà. Questa esperienza ci lascia un forte senso di unione, collaborazione ed empatia. È emerso il nostro modo di vivere lo scautismo: insieme, come Compagnia Olympus.
Olympus, più in alto degli Dei!
Loris Bianchi, Mediavalle Piana Lucchese