Data pubblicazione
31 Agosto 2022

Ripari di emergenza: come trovarlo o costruirlo

Oggi si parla di ripari di emergenza! Ti stai godendo un’escursione in montagna e all’improvviso vedi arrivare, non molto lontano, il classico temporale “a sorpresa” (“la bomba d’acqua”) che rischia di lasciarti zuppo fino al midollo. O se riesci a ripararti e rimanere asciutto, rischi comunque di restare bloccato per ore, se non per tutta la notte. E magari è inverno e c’è la neve… Ti devi fermare, organizzare velocemente e poi agire senza sprecare tempo e risorse per riuscire a ripararti al meglio delle tue possibilità.

Sembra uno scenario apocalittico, e invece capita più sovente di quanto si pensi. Conviene quindi essere preparati, ricorda che “non esiste buono o cattivo tempo, solo buono o cattivo equipaggiamento” (e che dobbiamo essere preparati).

Cosa c’è di meglio allora se non provare un po’ a scoprire un modo divertente e utile di farsi un rifugio o una tana improvvisata?

Emergenza, non catastrofe 

Di quali situazioni e quali emergenze stiamo parlando? Qui ci limitiamo a prendere in considerazione acquazzoni, nevicate e altri eventi atmosferici tali da non permetterti di proseguire nel tuo cammino verso ripari più sicuri, come un bivacco, un rifugio o un mezzo di trasporto chiuso, come un’auto o un camper. Situazioni difficili, ma comuni e gestibili.

Tutti casi insomma in cui un riparo può essere approntato nel minor tempo e con meno risorse possibili, una volta presa confidenza con la sua realizzazione e avendo quel autocontrollo che ci permette di compiere i giusti passi anche sotto pressione.

È importante comprendere che la sicurezza va allenata perchè padroneggiando la tecnica arriverà la.calma e l’atteggiamento positivo che ci permetterà di sorridere anche nelle avversità mentre progettiamo la soluzione migliore alla nostra portata. 

Su cosa possiamo contare

Scruti le nuvole e valuti che conviene ripararti piuttosto che tentare di arrivare a un bivacco o alla tua auto. Ti guardi intorno e fai un veloce inventario di cosa hai nello zaino. Purtroppo non sei stato previdente, hai scelto di portarti il minor peso possibile e non hai nulla di utilizzabile. 

Studia il territorio.

Quello che cerchi dovrebbe mettere tra te e il mal tempo uno schermo diretto, possibilmente uno indiretto e dovrebbe fornirti alcune sicurezze specifiche.

Lo schermo diretto è la definizione stessa di rifugio, un “tetto” di roccia, di tela o di frasche o qualsiasi altro materiale adatto allo scopo.

Quello indiretto ti protegge dall’acqua di “scolo” che potrebbe fluire sotto il tuo tetto, dal vento gelido che accompagna il temporale o dalle fiamme di un incendio nel bosco.

Le sicurezze che cerchi qui sono di tipo:

  • strutturale, ovvero che il tuo rifugio non ti crolli in testa e finisca per essere una trappola
  • ambientale, cioè che non sia anche la tana di animali, un parafulmine naturale o che non ti lasci vie di fuga in caso ce ne sia necessità

Ad esempio rocce sporgenti, anfratti e grotte poco profonde (dove cioè si possa controllare l’assenza di animali) sono la prima scelta, soprattutto se godono di uno scolo verso l’esterno o della possibilità di crearne facilmente uno. Sono infatti “pareti” solide, coibentate, ignifughe e che raramente attraggono fulmini (se non proprio su alture isolate). A patto che non rischino di crollati addosso.

Se trovi solo alberi sarai generalmente meno riparato e dovrai fare attenzione al pericolo dei fulmini (soprattutto se piante isolate), e della caduta di rami e tronchi. Non sottovalutare anche la possibilità di trovarti tra piante urticanti, spine, spunzoni o detriti che potrebbero ferirti. Infine ricorda che il bosco non è casa tua, ma di moltissimi altri animali che non sai come reagiranno alla tua presenza.

Se poi sei sotto la neve, valuta sempre la possibilità di slittamento delle pareti su cui ti appoggi o che costruisci, che potrebbe immobilizzarti o soffocarti nella buca in cui ti infili. In questo caso puoi cercare di compattare meccanicamemte il più possibile le pareti del tuo rifugio a suon di manate o spingendo con lo zaino o la schiena.

Trovare il post per il rifugio di emergenza

Ora inizia a pensare a quanto tempo dovrà riparati il tuo rifugio. Più deve durare, più deve essere rinforzato come struttura e offrire ”comort”.

Hai il modo di aggiungere strati? Fratte, grossi pezzi di corteccia, foglie e terra ti permettono di isolare e coibentare maggiormente il tuo rifugio. Ricorda che l’ipotermia è un pericolo tanto grande quanto sottovalutato e frequente.

Puoi ampliare il tuo spazio per stare comodo? Certo rimanere asciutto e caldo è il primo obiettivo, ma perché non farlo prendendosi un po’ di aria in più in modo da non ripartire pieno di crampi e doloretti?

Puoi accendere un fuoco controllato dentro o sufficientemente vicino per tenerti maggiormente caldo? Ricorda che la legislazione vieta pressoché ovunque l’accensione di fuochi, ma se sei capace di creare questa fonte di calore in modo sicuro in mezzo a un temporale e questo fa la differenza per la tua incolumità… beh, fai le tue valutazioni. Attenzione inoltre a non rimanere affumicato o peggio, valuta sempre il vento e dove tira.

Puoi orientare l’entrata a sud? La sera a sud-ovest godrai dell’ultima luce del sole, all’alba a sud-est arriverà il primo tepore mattutino.

Riesci a capire se sei sottovento? Ricorda gli animali che abbiamo già cercato di evitare. Se c’è un’emergenza per te, potrebbe esserci anche per loro e alcune specie potrebbero vederti come un intruso non gradito in un momento di panico da pericolo ambientale. Quindi cerca di essere il meno fastidioso e intrusivo possibile e appronta le difese che puoi per tenere a distanza i padroni di casa. O se puoi, scegli un’altra casa.

Potendo tieni anche conto della vicinanza di materiale utile, dalla fondamentale acqua corrente di un ruscello (per quanto debba rimanere a distanza di sicurezza per il rischio di esondazioni) alla legna e tutto ciò che serve per il fuoco o per coibentare. 

Ma in verità, io ci avrei pensato…

Nel caso in cui invece tu abbia pensato alla possibilità di doverti riparare e ti sia quindi attrezzato? Vediamo quali scelte si possono fare per uno zaino sostenibile, ma con tutto il necessario.

Il primo oggetto da avere con te è un coltellino, possibilmente con anche un seghetto.

Il classico coltello da campo con oltre 10 centimetri di lama è in grado di aiutare a processare legna da ardere più grande di quella che possiamo spezzare con il nostro corpo (mani, piedi, ginocchia) quasi come un’accetta d’emergenza. Con questo genere di coltelli puoi procurarti facilmente fronde per coprirti, sezionare zolle o blocchi di ghiaccio da neve compattata per coibentare e procurarti legna a misura per accendere un fuoco. Per i lavori più grandi un seghetto completerà l’opera.

I coltellini più piccoli (ad esempio i multiuso) si fa un po’ più fatica, ma se hanno anche un seghetto incorporato si recupera in semplicità d’uso.

Il secondo oggetto da portarti è sicuramente della corda per legature. Una buona scorta di cordino può servire sia a tenere meglio insieme delle frasche, sia a unire strutture più complesse e robuste o a ancorare teli. Prevedi almeno un pezzo da 5 metri e 4 da 2 metri. Altri 5 o 6 pezzetti più piccoli possono tornare utili, ma non sono necessari.

Parliamo infine del poncho. Stendendolo aperto ottieni uno schermo impermeabile che può coprirti quasi come una coperta da testa a piedi. O come un tetto, se lo ancori a qualcosa grazie a della corda.

Ovviamente non tutti i poncho sono adatti a diventare rifugi d’emergenza, meglio sceglierne uno fatto apposta (di solito quelli in dotazione a qualche esercito) o quantomeno fatti per poter coprire efficacemente anche uno zaino di medie dimensioni. La dimensione generosa infatti ci tornerà utile, soprattutto se sarà fornito di “occhielli” agli spigoli e magari anche lungo i lati. Quest’ultimo è più il caso di un “telo-tenda” o tarp, che è ottimo per la realizzazione di un riparo, ma non è indossabile come un poncho.

Per completare la dotazione cerca di  avere sempre qualcosa con cui accendere un fuoco, come un acciarino (che fa scintille anche se bagnato) o un accendino, e magari un’esca per velocizzare e garantire l’accensione di materiale non proprio asciuttissimo (reperibile o costruibile anche con materiale di fortuna, se lo trovi asciutto); una borraccia sia per bere che per tenere a bada eventuali errori o pericoli ignei e infine un kit di primo soccorso che dovrebbe essere dotazione standard per ogni uscita in natura.

E questo è il materiale minimo per pensare di poter resistere a ogni genere di imprevisto di moderata entità.

Come costruire un rifugio di emergenza nella pratica

Hai capito come reagire di fronte ad un’avversità, quali elementi tenere in conto nel posizionarti e quale materiale tenere sempre nello zaino. Ora vediamo come costruire nella pratica alcuni tra i più semplici  ripari che puoi realizzare velocemente.: 

Rifugio con tetto di frasche

Questo tipo di riparo richiede un punto d’appoggio a circa un metro d’altezza dal quale partire, come un albero con rami bassi, una roccia o un “palo” piantato a terra da noi. A questo devi legare o ancorare l’estremità di un ramo spesso e lungo a sufficienza da potertici sdraiare sotto senza toccarlo, facendo appoggiare a terra l’altra punta. Se vuoi essere ancora più sicuro contro il vento, piantalo un’estremità del ramo in terra o ancorala con un rametto che lo blocchi come un picchetto in posizione.

Ora cerca più rami con foglie possibile che, legati al palo centrale, scendano a terra in diagonale formando un tetto spiovente, meglio se da entrambe le parti. Il risultato deve essere un grosso cuneo nel quale riesci a entrare da sdraiato.

Per legare le frasche tra di loro si può usare una semplice sequenza di nodi [trova nodo]

Più fascine riesci a creare e ad accatastare, più sarà coibentato e idrorepellente il tuo riparo. Se puoi, accendi un fuoco in sicurezza davanti all’entrata e cerca di goderti l’esperienza.

Rifugio con il poncho o il tarp

Il nostro amico telo può essere utilizzato in diverse configurazioni per proteggerci. Se è di dimensioni ridotte, come ad esempio un poncho, sarà meglio usarlo per creare un solo spiovente. Mentre dimensioni più generose, intorno ai 3 metri di lato, ci permetteranno un po’ più di personalizzazione. Il bello è che i nodi da conoscere per la maggior parte delle configurazioni sono gli stessi, davvero pochi e veloci da fare.

Vediamo allora alcuni esempi di configurazione.

Partiamo dal poncho. Lega i quattro angoli ad altrettanti punti fissi, due in alto e due in basso, in modo da creare una “vela” che tagli il vento oltre che le precipitazioni. Ovviamente tra gli alberi sarà più facile, ma puoi usare anche rami o rocce come punti d’appoggio.

Con un telo più grande tipo un Tarp, puoi creare un cuneo appeso a un tirante centrale che parte da un albero e arriva a terra (o come visto prima appoggiandolo a un lungo ramo per sostituire o coadiuvare le frasche).

Oppure tra due appigli di pari altezza puoi semplicemente tirare una corda e appoggiarci il telo tenda in modo che funga da tetto, con due spioventi di dimensioni utili alle tue esigenze. Ad esempio uno può essere più corto e non arrivare a terra per permetterti di entrare e uscire più facilmente da quel lato, magari per accudire un fuoco. Inoltre, con un telo sufficientemente grande, puoi piegare lo spiovente che arriva a terra in modo da creare anche un pavimento sul quale sederti o sdraiarti.

Parlando dei nodi indispensabili che devi conoscere sono:

  1. la bolina per ancorare un capo della corda ad un albero o a picchetti
  2. il Garrick e il mezzo Garrick per creare tiranti e mettere in tensione il tutto
  3. un nodo di giunzione tra corde come il nodo piano o il nodo inglese
  4. il bottone cinese per creare punti d’ancoraggio dove manchino sul telo grazie all’uso di una pietrolina 

Immagini d’esempio

Le tane nella neve 

Un rifugio nella neve richiede innanzitutto pareti ben compattate per evitare che ti cadano addosso con conseguenze davvero pericolose in più di un modo. Vediamo quindi come puoi realizzarne uno nel modo più sicuro.

Il primo e più semplice tipo di rifugio nella neve è quello a forma di tunnel scavato in un cumulo o contro una riva. Dopo che hai iniziato a rimuovere il grosso con uno strumento che funga da pala, come ad esempio un coltello, un piatto o un grosso ramo, usa lo zaino per riempire la cavità che hai creato. Ora premi il più gentilmente possibile dall’esterno il tetto contro quell’ingombro in modo da rendere la struttura più stabile possibile. Il risultato finale deve permetterti di sederti al coperto di un minimo di tetto o al massimo di rannicchiarti su un fianco per dormire. 

Volendo un grado maggiore di sicurezza, si possono usare rami e frasche per creare una struttura di rinforzo a pareti e tetto. Non pensare comunque di creare un tunnel lungo tanto da sdraiarti dentro, soprattutto se lo hai realizzato su un pendio dove una “slavina” potrebbe chiuderti o seppellirti dentro.

Un metodo decisamente più sicuro è quello di scavare una “trincea” nella neve e coprirla con un poncho. Anche qui puoi usare lo zaino come strumento per compattare le pareti. Se puoi anche accendere un fuoco all’entrata del tuo rifugio, valuta di costruire il pavimento in leggera pendenza in modo che il calore possa salire più facilmente e arrivare anche al fondo. Attento però a non accenderlo troppo vicino per evitare di finire con i piedi a mollo, se non peggio.

Conclusioni

Il concetto di un rifugio di emergenza è quello del proverbio che dice: “nella terra dei ciechi, chi ha un occhio solo è re”. Abbiamo visto la base dell’argomento rifugi, quella che ci permette di agire velocemente per trovarci in sicurezza in attesa che arrivi la tempesta. Ci sono tante e tali varianti di questi pochi esempi che abbiamo detto che il lettore curioso e interessato può approfondire in molti modi.
Spero che quanto ho cercato di descrivere non vi serva mai realmente se non per gioco. Ma quanto è bello, quando si può, “giocare il gioco”?

Davide Rossi

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Pubblicata il 18/02/2026

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Pubblicata il 18/02/2026

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