Articoli ESPLOREPORTER – TECNICAMP MAESTRALE SPIANESSA
LISA – Buccinasco 1 ( Milano, Lombardia ) – corso Power Scout
Io ho fatto il corso “ scout power Games,”, e devo dire che è stata la scelta migliore fra di tutte, i capi erano eccezionali, cosi anche le attività.
Un’attività che mi è piaciuta tantissimo era il roverino fatto di sera, i capi avevano creato il campo e il roverino con le starlite ( i braccialetti che si illuminavano al buio), quindi dava quell’atmosfera stupenda e colorata che io adoro.
Un’altra cosa da dire che questa è stato il mio primo tecnicamp, quindi prima esperienza completamente da sola senza quelli del mio reparto; ammetto che a volte mi sono sentita un po’ sola, ma per la maggior parte del tempo stavo piangendo dal ridere.
Un fatto che ho adorato, non solo di questo tecnicamp, è confrontare tutti i diversi accenti, per esempio io ero diventata molto amica di questa ragazza (che aveva pure il mio stesso nome) che era di Livorno, e spesso volte ci scontravamo e discutevamo sul nostro accento o sul modo di dire una certa parola.
Dopo che è finito il campo abbiamo fatto un gruppo su whatsapp in cui eravamo solo noi ragazzi (non tutti, solo quelli con cui ho legato di più) e praticamente ogni giorno facciamo videochiamate, ci scriviamo e mandiamo video, e chissà un giorni magari ci riusciremo ad incontrare di nuovo!!!
In conclusione vorrei dire che questa esperienza mi ha gasato e cambiato tantissimo, e credo che il prossimo anno lo rifarò assolutamente.
Davide – Giffoni 1 (Salerno, Campania) corso Power Scout
Che cosa rende un gioco davvero memorabile? Non è solo la corsa a perdifiato o il punteggio finale, ma la storia in cui ti tuffi, la tensione di un enigma da decifrare e la coordinazione con la tua squadra. Con questa curiosità in tasca sono partito per il Tecnicamp CNGEI, destinazione la base scout “La Spianessa”, per partecipare al corso Scout Power Games.
Quando sono arrivato alla Spianessa, immerso tra i boschi dell’Appennino Pistoiese, ho capito subito che non sarebbe stato un campo come tutti gli altri. Niente reparto di provenienza, niente pattuglia di sempre: mi sono ritrovato a condividere la tenda e le giornate con esploratori ed esploratrici arrivati da ogni parte d’Italia, tutti spinti dalla stessa voglia di mettersi in gioco.
Il corso Scout Power Games non è stato semplicemente “giocare per quattro giorni”, ma imparare a progettare il divertimento. Abbiamo analizzato la struttura dei Grandi Giochi, capendo come trasformare una semplice sfida scout in un’avventura immersiva
Ami – Cerveteri (Lazio) corso Hunger Scout
Il 26 agosto 2026 mi sono ritrovata a vivere un’esperienza mai provata prima: quella del Tecnicamp. Centinaia di esploratori ed esploratrici si sono riuniti in una delle quattro basi d’Italia per mettersi in gioco. Durante il corso “Hunger Scout”, nella base Maestrale a Spianessa, abbiamo affrontato un percorso di sopravvivenza sotto la guida di Beppe Panza, un capo formidabile che ci ha saputo guidare con dedizione. Abbiamo così appreso nuove tecniche e affrontato sfide che prima ci erano del tutto sconosciute.
La sfida più stramba è arrivata il terzo giorno, quando abbiamo dovuto costruire un rifugio utilizzando solo ciò che la natura ci offriva. Con l’aiuto dei capi, ognuno ha trovato la strategia migliore per realizzare il proprio, facendo in modo che reggesse anche alle intemperie. Costruire il rifugio con foglie e rami è stata l’esperienza più bella perché ci siamo messi in gioco e ci siamo aiutati a vicenda. Le persone del corso si sono dimostrate estremamente disponibili, ed è stato proprio questo ciò che mi ha colpita di più: la prontezza nell’aiutare chi era più in difficoltà, mettendo da parte il proprio lavoro. Ognuno, con la propria idea, è riuscito a portare a termine un progetto unico. Nel nostro corso siamo sempre stati pronti a ballare e a scherzare, così da rendere più leggero ciò che ci aspettava. L’ultima sera ci siamo divertiti maggiormente. Subito dopo la cena abbiamo iniziato a ballare e cantare insieme attendendo il fuoco finale. Man mano che passava il tempo riuscivamo a coinvolgere ragazzi anche di altri corsi. All’inizio erano un paio, ma poi, con il passare dei minuti, eravamo diventati tantissimi! È stato davvero entusiasmante vedere come la musica possa unire così tanti ragazzi di cui neanche sappiamo la storia o il luogo di provenienza.
Questo corso ci ha aiutati a capire che ciò che pensiamo sia impossibile spesso non lo è. Abbiamo superato le nostre insicurezze e i nostri limiti grazie al supporto reciproco e alla curiosità. È un’esperienza che unisce le tradizioni di diversi reparti, facendoci scoprire sempre cose nuove. Non importa da quali zone d’Italia arriviamo: è come se fossimo un unico, vero gruppo, come se ci conoscessimo da sempre.
Ringrazio tutti per questa esperienza indimenticabile. Insomma… ci vediamo ad Hunger Scout 2028!
Carlo – Cesano Maderno 1 (Lombardia) corso Overcamp
Il Tecnicamp è un’esperienza unica, che permette di fare nuove conoscenze, imparare nuove tecniche e superare i propri limiti. Per questo ho deciso di iscrivermi al corso di Overcamp, trascinando con me cinque povere anime.
Il Tecnicamp inizia a Milano Centrale, dove ci troviamo con altri ragazzi del corso, chi più e chi meno gasato per affrontare questo hike in Toscana, alla base Maestrale.
Il primo giorno è abbastanza tranquillo. Ci ambientiamo con i capi e con il reparto, poi veniamo divisi in pattuglie. Con molta fortuna sono capitato con due dei miei cinque colleghi. Facciamo un’attività in cui i capi ci spiegano come navigare con le carte digitali, creando percorsi e punti di riferimento. Nella prima notte ho scoperto anche che il bosco è un’ottima alternativa al bagno.
Il secondo giorno partiamo per la nostra avventura, arrivando con non indifferente fatica a un rifugio. Qui abbiamo un assaggio del lusso che ci sarebbe stato tolto nei giorni dopo: i letti. Facciamo alcune attività sull’Azimut e sulle carte geografiche, senza sapere che l’indomani sarebbe stata la giornata più lunga del campo.
Il terzo giorno ci svegliano alle 7:30 e dopo aver riordinato il rifugio partiamo lungo il Poggio dei Malandrini. La mia pattuglia rimane molto indietro talmente tanto che pure il capo corso ormai esaurito scappa di corsa arrivando al campo e lasciandoci ai piedi di una salita.
Con la radio per comunicare con gli altri e molta perseveranza, circa tre ore dopo arriviamo in cima. A quel punto stupefatta una delle mie colleghe si accorge che la radio che era incaricata di portare non c’è più e preso dalla disperazione mi metto a correre giù per il sentiero per recuperarla e, per grazia ricevuta la trovo e arriviamo al campo verso le 21.
Al campo ho scoperto con molto dispiacere di essere stato sfrattato dalla mia stessa tenda quindi in difesa della proprietà privata la porto via, dato che non era picchettata.
Quella sera io e i miei cinque colleghi e gli altri del gruppo ci fermiamo a parlare tra le tende. Dopo un po’ inizia a tirare un vento fortissimo. Io convinto che la mia tenda sia invincibile non ci faccio troppo caso. Però quando esco dalla tenda dei colleghi la trovo piegata in due dal vento. Ormai esausto, la guardo con uno sguardo perso ed entro a dormire.
Il quarto giorno è più tranquillo e caratterizzato dai power nap, brevi riposini fatti dove capita. Arrivati in sede ci facciamo finalmente una doccia e facciamo il Tek Tour.
L’ultimo giorno ci salutiamo tutti e partiamo in treno verso il Nord, per poi separarci con la speranza forse di rivederci un giorno.