- 21 Gennaio

“IL SOGNO DI BADEN POWELL”

Scendo dal treno e mi ritrovo immerso fra le alpi. Una gelida brezza mi accarezza le guance e subito indosso il cappello per non sentir freddo. Inizia il cammino, sono poco più di venti minuti. Una volta attraversato il ponte, al di là del ruscello scorgo un edificio di legno dalle grandi dimensioni, pieno di luci e con un grande fiocco di neve all’entrata. Faccio attenzione a non scivolare, c’è molto ghiaccio sulla strada. Se entri dalla porta laterale, c’è una stanza con dei divani, in cui risalta un grande poster con il faccione di Baden Powell, che recita: “The dream of BP”, “Il sogno di BP”.  

È così che si presenta a prima vista il KISC (Kandersteg International Scout Center), situato nel cantone di Berna, in Svizzera. Venne fondato dallo stesso BP e dal Presidente degli Scout Svizzeri nel 1923, dopo una lunga ricerca. Prima del suo adattamento a sede del mini-jamboree perenne, che ha coinvolto molte associazioni scout del mondo e centinaia di volontari ogni anno, ospitava gli operai che lavoravano alla costruzione della ferrovia locale.  

Ogni anno migliaia di scout da tutto il mondo vi pernottano, incontrando persone da ogni angolo del pianeta, scambiandosi sorrisi e buone parole.

Questo capodanno ho avuto l’opportunità di partecipare ad un evento organizzato da alcuni volontari del KISC, l’International Rover Week. Insieme ad altri 37 ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni da tutto il mondo abbiamo svolto una serie di attività incentrate sul tema del dialogo internazionale e della pace.  

Fonte: https://www.kisc.ch/programme-adventure/international-rover-week-winter-2026

È stata un’esperienza molto stimolante e divertente, non avevo mai incontrato degli scout provenienti da altri paesi. Ho conosciuto persone piene di speranza, desiderosedi avere un impatto positivo nella propria comunità locale. Talvolta pare che il mondo intorno a noi sia destinato a restare com’è, immobile nei suoi difetti, cristallizzato o forse a peggiorare soltanto. Loro però sono pieni di progetti, di proposte, di idee e voglia di fare, perché è questo il fine primo dello scoutismo: educare dei cittadini attivi che apportino il proprio contributo per il miglioramento della comunità. Mi sono confrontato con molti di questi ragazzi che erano già capibranco o addirittura capireparto e vivevano sentitamente il proprio servizio.  

Abbiamo svolto un’attività in cui ognuno di noi ha esposto un progetto per la pace e l’inclusione sociale per la propria comunità. Una ragazza inglese mi ha raccontato che hanno aumentato di molto la partecipazione del gruppo scout nel paesino in cui vive, perché c’era una frattura piuttosto forte fra le giovani generazioni e i più anziani, con questi ultimi che diffidavano dei primi. Ora fanno servizio regolarmente alla casa di riposo e collaborano con la parrocchia per varie attività. Un ragazzo dal Portogallo ci ha spiegato che recentemente sono andati con tutto il gruppo nella periferia di Lisbona, organizzando un servizio di aiuto per alcuni giorni. Oltre a ridipingere le stazioni dei bus e riqualificare delle aree, a volte bussavano anche alle case chiedendo se semplicemente ci fosse bisogno di aiuto. Adesso il gruppo scout della zona è molto amato dalla popolazione e si sta radicando nel territorio.

Naturalmente una componente importante di questa esperienza sono stati gli scambi internazionali. Avere così tante persone di diversi paesi riunite in un unico luogo ti consente di notare quanto siamo tutti così diversi e così simili allo stesso tempo. 

Ognuno di noi nutre emozioni, speranze, desideri e preoccupazioni. Ognuno però vive le esperienze un po’ secondo la propria cultura, sapendo apprezzare o meno certi aspetti e trascurando altri. Questo è una delle cose più interessanti di un confronto del genere, notare ciò che a volte non noti e scoprire diverse prospettive.  

Il tema più importante che abbiamo trattato è quello del dialogo, che svolge un ruolo fondamentale nei rapporti interpersonali ed anche interculturali, quel dialogo che spesso manca, portando alle tragedie che tutti vediamo accadere vicine o più lontane.

Penso che il confronto e gli scambi siano proprio ciò che favorisce il rispetto e la tolleranza, che si possono vivere ad un evento del genere e in un luogo speciale come il KISC. Invito tutti a visitarlo e in generale a partecipare agli eventi locali, regionali, nazionali e internazionali, che sempre offrono spunti di riflessione interessanti e tante nuove amicizie che sempre ci arricchiscono enormemente.
                                                                                                       

                                                                                                    Davide Amato (Sezione Isola di Capri)