- 22 Giugno

Meet the Explorer: Walter Bonatti 

Walter Bonatti: Alpinista, Esploratore, Fotografo, Giornalista

walter bonatti wilderness

Walter Bonatti (Bergamo, 22 giugno 1930 – Roma, 13 settembre 2011) dice addio all’alpinismo nel 1965 a 35 anni, dopo aver scalato in inverno, in solitaria, la parete nord del monte Cervino. Con questa impresa (che gli varrà la medaglia d’oro al valor civile) chiude una carriera alpinistica unica ed emozionante, ma chiude anche un’epoca, l’epoca dell’alpinismo classico.

Da qui in avanti Bonatti darà libero sfogo alla fantasia, e grazie ad un contratto di giornalista/esploratore con la rivista Epoca, avrà la possibilità di andare nei più reconditi spazi del pianeta terra, e racconterà, sperduto e isolato dal mondo civilizzato, con la passione e la curiosità di un bambino, un mondo naturale, oggi perduto o irriconoscibile.
L’ispirazione per questi viaggi verrà dai libri letti durante l’infanzia, nel difficile periodo della guerra e del successivo dopoguerra. 

 

I sentieri dei cercatori d’oro nell’estremo Nord Americano

Ed è quindi cercando di rendere reali i racconti di Jack London (Zanna Bianca e Il richiamo della foresta) che Bonatti tra il Maggio e il Luglio del 1965, in uno dei suoi primi viaggi per Epoca, ripercorre i sentieri dei cercatori d’oro nell’estremo Nord Americano.

Munito di una fotocamera avanzatissima per l’epoca, la quale gli permetterà tramite una antenna radio di fare autoscatti (anche a lunghissima distanza), egli intraprende la discesa del fiume Yukon (e dell’affluente Porcupine) a partire da Whitehorse (Canada) per 2500 km fino al villaggio di Tanana In Alaska, a bordo di una canoa canadese. [vedi i libri fotografici]

Il racconto dettagliato dell’impresa, oltre che ad essere stato pubblicato sul numero della rivista Epoca è stato anche riportato nel libro In terre lontane, dello stesso Bonatti (vedi una recensione di “In terre lontane”)

Un aspetto molto interessante che emerge da questo viaggio è il rapporto con la natura selvaggia, la Wilderness. Per sicurezza Bonatti porta in questo viaggio un fucile, che in un primo periodo tiene sempre vicino a sé, specialmente quando il suo cammino incrocia quello di lupi ed orsi. Non userà mai quel fucile ma, anzi, si accorgerà che, quando questo non è a portata, gli animali intorno a lui stanno più tranquilli e con loro può instaurare un rapporto più sincero, alla pari. 

“Mentre per gli orsi ero andato acquistando sempre una maggiore fiducia, riconoscendo la loro mitezza negli incontri quasi quotidiani che avevo, verso i lupi resiste invece la mia diffidenza; questa d’altronde sembra essere da loro ripagata allo stesso modo. Ogni lupo incontrato sul mio cammino me ne avvedo solo ora ha mostrato segni di intolleranza, persino di minaccia, soltanto a partire dal momento in cui ho fatto il gesto di imbracciare il fucile o l’apparecchio fotografico […]”.

Bonatti e la Wilderness

Fatta eccezione per un gabbiano, durante questo viaggio non verrà mai attaccato da nessun animale e la confidenza con la wilderness, la natura selvaggia, diventa tale che nei viaggi successivi camminerà nella savana in mezzo ai leoni, nuoterà nel Nilo Vittoria tra i coccodrilli e nell’oceano tra gli squali. Seguirà, nella giungla, una tigre per 30 giorni, solo per riuscire a vederla e forse, fotografarla. Non riuscirà mai a trovare quell’animale tanto elusivo.

Per 15 anni racconterà di Luoghi dimenticati o mai conosciuti, incontrerà tribù native della Patagonia, dell’Amazzonia e dell’Indonesia; darà nuova vita ai racconti di Melville esplorando le isole Marchesi e scalerà in Antartide alcune montagne mai calcate da essere umano.

Cercherà con successo l’esatta sorgente del Rio delle Amazzoni (quella indicata da una spedizione americana si rivelerà sbagliata) ed entrerà poi nel cono del vulcano Nyiragongo per vedere con i propri occhi l’origine del mondo.

“E poi in quelle terre estreme, immense e ancora senza storia, dove nulla muta ma tutto si ripete in un ciclo eterno, ho vissuto paure e speranze, sconforti ed esaltazioni. Vi ho ascoltato gli assoluti silenzi, gli uragani, ho respirato i miasmi dei vulcani, gli umori delle giungle; nelle notti buie il mio sguardo ha accompagnato una pletora di stelle alla deriva, e con la mente ho spaziato sognando impossibili orizzonti, fino a dare proporzioni umane agli infiniti, fino a confondermi con l’universo. Non è forse vero che il volto più affascinante delle cose sta proprio nel riflesso del sogno che le stesse cose sanno darci? Per quanto mi riguarda, non sono ancora sazio di sognare quelle terre lontane: sono sempre stati i loro grandi silenzi a sedurre la mia immaginazione.”