Verso la Giornata del Pensiero 2022, tra pace e ambiente

Viste dai nostri salotti comodi e confortevoli, dalle immagini delle TV certo oggi più definite di un tempo, le guerre non ti appaiono mai per quello che sono. Pensi agli schieramenti militari, alle strategie, ricordi le immagini delle truppe napoleoniche sui libri di storia. E invece nelle guerre ci sono le persone. Non solo le masse, gli eserciti, la fanteria, l’artiglieria. Ma proprio le persone come noi, Quelle che combattono e non vorrebbero o che combattono e sono convinte di quello che fanno. Ci sono le persone che fuggono. Le persone che piangono. Quelle che hanno paura.


Me lo fece capire Marko Petrovic, il commissario internazionale serbo, durante la guerra che la NATO volle proclamare contro i cattivi all’inizio degli anni Novanta. Ero rover; e compresi che gli scout serbi non erano poi così malvagi. Ebbi modo di guardare i video nei quali le loro case tremavano, i loro cuori sobbalzavano. Video che la TV non mostrava, perché non erano dalla parte giusta. Marko ce li mandava con la connessione analogica, una tecnologia che per i ragazzi di oggi equivale alle stazioni di posta dell’Ottocento. Eppure i video arrivavano e in compagnia li guardavamo. E non eravamo contenti. Incontrai Marko circa dieci anni dopo, al Jamboree in Thailandia e pur non avendolo mai visto prima, era come se fossimo sempre stati amici. E non poté mai dimenticare del dono che, diceva, gli avevamo fatto: quello di fargli ancora credere nella pace ed essere disposti ad ascoltare una storia diversa.

I venti di guerra soffiano di nuovo in Europa. E anche se i Caffè  di Kiev sono affollati  per esorcizzare il nemico, la paura resta. E le esercitazioni non sono esercitazioni. E gli appelli alla calma hanno il solo limite di far capire che c’è poco da stare tranquilli.


Lo scautismo è un movimento di pace. Anzi, un movimento che ha scelto la pace quando avrebbe potuto crescere con un futuro diverso. Abbiamo oggi l’occasione di dire al mondo che vogliamo la pace e che le scaramucce che poi diventano provocazioni e poi battaglie e poi guerre non ci piacciono. Eppure ci riguardano, sebbene si odano a chilometri di distanza. E contro di esse dobbiamo far udire la nostra voce.


L’anno scorso, chi ha potuto, lo ha fatto celebrando la Giornata del Pensiero, la ricorrenza con la  quale il 22 febbraio ricordiamo il compleanno di Olave St Clair Soames che divenne moglie di Robert Baden Powell, anch’egli nato nello stesso giorno e per ciò stesso anche lui celebrato in quello che qualcuno chiama BP Day. Il tema del 2021 era proprio stand together for peace.  

Quest’anno, lo slogan che accompagnerà l’evento è Il nostro mondo, il nostro futuro equo. Un’opportunità per riflettere sull’ambiente e su come possiamo contribuire a non far spegnere per sempre il nostro Pianeta. 


In qualsiasi modo decidiamo di vivere con le nostre ragazze questa ricorrenza, rammentiamo loro che siamo un movimento internazionale. Stimoliamole a conoscere scout di altri Paesi. Facciamo in modo che entrino in contatto con le nostre sorelle ucraine, i nostri fratelli russi. Con chi permette ancora allo scautismo di esistere in Libia. O con chi, tra mille difficoltà, tiene accesa la fiamma dello scautismo servendo pasti ai meno abbienti in Afghanistan. E facciamo qualcosa di concreto: scriviamo una lettera, mandiamo una email, spediamo una cartolina, giriamo un video, danziamo su Tik Tok. E non teniamo nulla per noi. Mandiamolo in giro, facciamoci vedere. Se metti da parte un penny e lo tieni per te, quel penny non servirà a molto. Se lo usi per donarlo a chi ne ha più bisogno, allora lo avrai davvero messo a frutto. 


Lo scautismo ha forza, è una forza. Raccontiamolo ai nostri ragazzi. Magari insieme alla vera nascita del Guidismo e dello Scautismo femminile. Che inizia con Agnes Baden Powell, prima che con Olave. Ma questa è un’altra storia…

Mariano Iadanza, Capo Scout CNGEI

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