Scout CNGEI: la mia salvezza
Immagina di avere pochi amici che poi se ne vanno via dopo il lockdown, abbandonandoti e cercandoti solo quando ne hanno bisogno.
Ciao, sono Cecilia, ho 10 anni e sono nei lupetti, precisamente nel branco Roccia Azzurra del CNGEI Genova 8 e oggi ti racconterò di come la difficoltà che hai appena letto sia stata risolta grazie agli scout.
Ora, dobbiamo iniziare abbastanza indietro nel tempo già quando avevo 3-4-5 anni.
Sono sempre stata una bambina che non faceva amicizia facilmente, ma sentivo continuamente una parola che degli amici di famiglia dicevano frequentemente, la parola era proprio “scout”; tuttavia, mi aveva sempre evocato una certa paura, perché gli stessi amici avevano raccontato che a questi famosi “scout” uno dei loro figli si era ferito un braccio con il coltellino svizzero, quindi era l’ultima cosa che volessi fare!

Col tempo però, a più o meno 6 anni, ho voluto provare questa esperienza e visto che io e la mia famiglia siamo non credenti abbiamo mandato un messaggio agli unici scout CNGEI disponibili, ma ero troppo piccola così abbiamo lasciato stare la domanda nella cronologia delle email.
Compiuti gli 8 anni non era disponibile, a 9 idem, allora giustamente iniziamo a darci da fare ma il nostro grande “amico” Covid-19 come al solito ci ha bloccato e abbiamo dovuto aspettare ancora.
All’inizio della scuola con la DaD mi sono trovata a cadere in un buco: ovvio, ci cadevano anche tutti gli altri miei “amici”, ma comunque loro si aggrappavano a vicenda mentre io continuavo a cadere… Solo quando è arrivata la notifica del cellulare, che diceva che (finalmente!) mi potevo preparare a fare il primo incontro, sono risalita trovando persone che mi hanno capito e aiutato.
Penso al primo bivacco, quando mi sono quasi addormenta vicino al fuoco con le canzoni che mi tenevano sveglia, o all’enorme soddisfazione di essere arrivata al Forte Ratti dove ero già stata con mia mamma, ma in questi momenti ero più felice…


Adesso mi sto preparando alle Vacanze di branco estive: ormai è da un mese che non tocco la divisa e sono pronta a rimetterla, a salutare la mia cameretta, a preparare l’enorme zaino che mio padre anni fa portò in Bosnia per consegnare cibo e medicinali durante la guerra.
Non vedo l’ora di partire e ricordare la grande promessa che ho fatto e che ricordo perché non riesco mai ad arrotolare il relativo foulard.
Cecilia CNGEI Genova 8